Il Sole di Mino

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LETTERA DA PAOLO

Una Y10 nervosa e un po’ incerta, si ferma. Si sente musica italiana uscire dal finestrino abbassato. Scendi. Cicca in mano, occhiali scuri, capelli corti biondi, abbronzato, camicia celeste lasciata cadere sui jeans sdruciti e scoloriti, le maniche rimboccate sopra i gomiti, Timberland estive senza calzini. Di fretta ma disinvolto ti avvicini con un sorriso festoso, quasi spavaldo.

“Ma dov’eri finito, cazzone!”
“Ehm, mi sono perso!…Poi c’era un traffico!!Pazzesco!”
“A fine luglio!? Alle quattro del pomeriggio!?… Sì, va bene, dai!….”. Ale finalmente ci presenta.
“Ciao, piacere, Paolo!”
“Ciao, Mino!
“Nino?”
“No, Mmino!”
“Con la emme? Mino?”
“Sì, sarebbe Bernardino, ma tutti mi chiamano così: Mino…è più facile e piace di più….no?”
“Beh, effettivamente….”

Così ti ho conosciuto: in un bar davanti alla stazione di Pordenone, nel 1995, in una giornata di sole di fine luglio, seduti davanti ad un tavolino basso, un posacenere da svuotare, un caffè e una vacanza da organizzare all’ultimo, come al solito.
Da lì in poi, salvo qualche pausa di riflessione, non ci saremmo più persi di vista.
E ti vedo ancora così: seduto su una poltrona di vimini imbottita, tra le dita la Marlboro fumante, con l’altra mano reggere la tazzina del caffè che poi scoprii essere la tua bevanda preferita insieme alla Coca Cola.
Qualche giorno più tardi: “Guarda quella!” Petto in fuori pancia in dentro (mah, forse nel 1995 non ce n’era neanche bisogno..), eccoli i due cacciatori camminare attenti sul bagnasciuga scrutando la fauna umana, così a Vieste come a Lignano.
Come quel giorno, quando abbiamo deciso di prendere il pedalò. Al largo, ad un certo punto un grosso legno (un tronco?) galleggia facendosi portare dalle onde. Bello! Prendiamolo! Una fatica: per tirarlo su, caricarlo sul pedalò, scaricarlo sulla spiaggia e poi portarlo e lasciarlo sul giardino della casa di Lignano. Così, perché ci pareva una figata!

Ma che cosa è successo, Mino? Sono state le cicche che hai fumato? Sono stati i caffè e i bicchieri di Coca Cola che hai bevuto in tutti questi anni? Sì lo so, sono domande stupide cui non si sa dare una risposta certa, e non valgono nulla. Ma sono le domande (e non sono le uniche) che mi passano ancora davanti agli occhi insieme alla tua immagine positiva, solare, energica, paradossale rispetto a tutto quello che è successo: come un aeroplano che passa sopra il bagnasciuga di una spiaggia, magari proprio quella del 1995 a Vieste, con la sua coda di reclame: “Come è possibile? Perché proprio Mino?”
Beh, se fosse passato ad avvertirci, ad avvertirti, magari ce l’avremmo fatta! O forse, l’avremmo guardato soltanto, senza prenderlo in considerazione, dall’altra troppo presi dall’esplorare curiosi le bellezze del mondo, troppo presi dalle “bischerate”, dal conquistare ragazze o solo un posto, come era giusto.
“Quando esci presta attenzione a tutte le cose che vedi percorrendo la strada che ti riporta a Udine.” mi dicevi quasi sussurrando, una sera di 11 anni dopo, prima di congedarmi: “Guarda le tua mani appoggiate sul volante e guarda fuori dal finestrino a destra e a sinistra gli alberi che si avvicinano e ti accompagnano, le case, i negozi illuminati. Guarda se ci sono stelle e se la luna illumina il tuo percorso. Con la musica che ti piace. Non è una figata? Io lo faccio ogni volta che riesco, anche se la Zac non vuole.”
Qualcuno un giorno ti aveva già aperto la portiera dell’auto senza chiedere, facendo entrare quel compagno di viaggio indesiderato, con cui abbiamo dovuto convivere tutti.
Quel compagno, che giuravi a te stesso e a noi che se ne sarebbe andato presto, ti aveva insegnato anche questo ed ora tu cercavi di farci capire il senso di certe cose, cercando allo stesso tempo di nasconderci il prezzo che stavi pagando per quelle confidenze ricevute, per non spaventarci.
Il volante però, quello lo tieni ancora tu. Quello di una corriera dove sono salite tante persone, per condividere quel viaggio che nel 2001 ha cambiato marcia, ma che avevi già iniziato quando, una dopo l’altra, hai incontrato tutte le persone che poi sono salite.

Mino, ho voglia di fermarmi un attimo. Scendiamo, dai, andiamo a farci un caffè.

Pubblicato da admin Categoria: documenti e materiali, lettere No Comments » maggio 2009


UN’ESTATE CHE NON DOVEVA FINIRE MAI (UNA LETTERA DI NICK)

Un’estate che non doveva finire mai

Ricordo i volti, le espressioni, l’aria che sprizzava felicità e spensieratezza, voglia di stare assieme e goderci una settimana con il culo al sole avendo come uniche priorità il mangiare bene, degustare del buon vino, caricare le batterie al sole e trovare refrigerio in mare. Eravamo saliti sulla navetta che dal parcheggio di Tessera ci stava portando all’aeroporto Marco Polo di Venezia in attesa del volo Wind Jet con destinazione Catania…

Al ritrovo eravamo stati tutti puntuali o quasi, stranamente Mino ( famoso per i 5’ che regolarmente diventavano 5’+45’ ) era in orario forse grazie alla Zac, Sara era riuscita a preparare il suo bagaglio in tempo ( solitamente per una notte fuori riempie una valigia da 12 kg ed i preparativi richiedono innumerevoli ore ), l’unico intoppo lo abbiamo avuto con il Prof che non ha un bel rapporto con la sveglia e le levatacce.

Entrati in Autostrada sosta doverosa in Autogril, io che rompo le palle un po’ paranoico come il solito metto fretta a tutti per partire – dai che arriviamo in ritardo – ma alla fine noi puntualissimi e Wind Jet ( un nome un programma ) con avvisi di ritardo che comparivano sul cartellone ogni 30” decolla alle 15.00 anziché le 9.00. Poco male abbiamo esplorato il Marco Polo, fatto amicizia con l’oste del Frescobaldi e programmato nei minimi particolari la vacanza.

Sotto la voce – cose indispensabili da portare – da mesi prima della partenza si parlava di carte di credito ricaricabili ( se te la rubano non fanno danni, spese certe e contenute etc ) ed il buon Mino di questo ne aveva fatto un cavallo di battaglia ( avevamo capito che il suo ruolo in banca stava diventando sempre più commerciale ) immaginate la faccia di tutti noi quando, ritirate le valige all’aeroporto di Catania, siamo andati a prendere le macchine al noleggio e accettavano solo carte di credito “ tradizionali “ – tu hai una carta di credito? no solo contanti e bancomat. Domanda al responsabile del noleggio Accettate contanti ? no. Io ho una carta ma non so quanto credito ci sia…

Ma eravamo arrivati, eravamo in Sicilia, eravamo assieme in vacanza, una vacanza fortemente voluta, ricercata, c’era il piacere di vivere, condividere assieme come avevamo sempre fatto, ognuno con la sua storia, con i suoi sogni i suoi desideri.

Appena arrivi in Sicilia sei colpito da profumi intensi, colori vivaci, sei riscaldato dal sole e dal vento caldo, percepisci un ritmo diverso dal nostro, parola d’ordine relax e credo che tutti noi lo abbiamo provato.

Fosforo e la Cri avevano prenotato una casa a Mascali vicino a Giarre, rispondendo ad un annuncio sulla Bancarella ( alla fine credo che avesse fatto tutto la Cri ); eravamo in collina con una visuale incredibile su Taormina, Giarre, il mare e l’Etna.

L’annuncio pubblicato sulla Bancarella forse attribuiva qualche pregio in più alla casa – penso che la proprietà in buona fede avesse confuso il termine nuovo con non utilizzata da molti anni – ma era pronta ad ospitarci con le sue enormi terrazze che abbracciavano il piano rialzato e primo ed un lastrico solare all’ultimo piano dove la sera più di una volta abbiamo rivolto lo sguardo al cielo tempestato di stelle.

Solo ora scrivendo mi rendo conto che potrei andare avanti per ore, riaffiorano tanti ricordi, foto che ho nella mia mente; è difficile riuscire a descrivere un’immagine ed animarla. Ci sono tanti momenti, emozioni vere… come vero è stato ed è il rapporto che ho con Mino.

Ricordo quando il giorno dopo il nostro arrivo siamo andati in aeroporto a Catania a prendere Paolo e la Cri che arrivavano da Roma dove avevano visto il concerto de gli U2, mi sembra siano arrivati in tarda mattinata e appena saliti in macchina siamo andati a cercare una spiaggia. Ci siamo fermati ad Acitrezza o Acirelae, parcheggiate le macchine su i costumi e via, materassini sulla terrazza carte da briscola tanto sole e mare e tante parole..si stava proprio bene… forse proprio quel giorno Mino coniava la frase che ci ha accompagnato per tutta la vacanza e che lo fa rivivere ogni volta che viene detta … disteso su un materassino con la sua inseparabile cicca, con gli occhi socchiusi rivolti al sole e con un mezzo sorriso con tono di liberazione e tranquillità totale esclama : datemi una definizione di benessere!

Era benessere.. lo era anche perché arrivavamo da momenti in cui non si sapeva se avremmo potuto vivere con Mino la vacanza, ormai erano trascorsi quattro anni da quando il suo compagno si era presentato e vedere Mino continuare a vivere la vita con il suo grande spirito, con la battuta sempre pronta, la voglia di stare insieme, il piacere di ritrovarsi attorno una tavola, di parlare di vita, sogni, progetti futuri di lavoro o di vita a due era una cosa grande, immensa.

A proposito di tavola mi viene in mente quando al quarto giorno di ferie finalmente siamo riusciti ad andare a prendere del pesce al mercato di Mascali per la grigliata serale, chiaramente siamo arrivati quando era rimasto aperto solo un posto ( diciamo che c’era sveglia libera e sempre sul tardi ). Quando siamo entrati in questa simil pescheria eravamo un po’ spaesati (la cultura ittica mia e di Mino ed il siculo lascia molto a desiderare ) ma dopo qualche breve trattativa siamo usciti con 16 kg di pesce con il dubbio di averne preso poco ( eravamo in dieci ).

Per noi ogni volta che ci troviamo ad organizzare una grigliata, una cena è sempre motivo di gioia; chi porta una cosa, chi l’altra , ci si ritrova assieme per preparare la tavola, uno accende la griglia l’altro gli porta il bicchiere di vino ( solitamente accendo io la griglia ) si inizia a cucinare e nell’attesa seduti attorno ad una tavola o sparpagliati alla rinfusa si parla si scherza, si dà il via alla festa. Devo dire che le nostre sono sempre state cene molto lunghe e ricche sotto tanti punti di vista.

Tornando alla bella Sicilia oltre che ai bagni di sole, abbiamo anche bagnato le nostre delicate boccucce con dei buoni vini autoctoni e ottimi avana cola intervallati da mojto…ricordo il bar a palafitta sul golfo di Siracusa dove abbiamo sorseggiato ottimi mojto dopo lunghe ore di sole, gli aperitivi sulla “ scalinata “ di Catania ( Ale ti ricordi la sola che ci siamo presi ? ), la degustazione di vini bianchi fatta a Taormina con spettacolo fatto da me e Sara ( un po’ Vianello e Sandra Mondaini ) con drink offerto dalla casa per fare pace due coktel tempesta ( sette tipi di rum più che una tempesta un uragano ) , i calici sorseggiati attorno alla tavola sul terrazzo della casa di Mascali dove a fine serata ci si sedeva sempre per le ultime chiacchiere e dove si è visto sorgere il sole.

Sono veramente tanti i ricordi legati a questo viaggio e tutti belli, il solo pensiero mi mette il sorriso ( e credetemi sono un gran musone ), in sette giorni non c’è stato mai uno screzio, eravamo in dieci sulla stessa lunghezza d’onda… lo posso proprio dire che benessere!

Sono stato fortunato, ho vissuto una grande amicizia, un amicizia con la a maiuscola, incondizionata, disinteressata, ho incrociato parte della mia vita con Mino che inevitabilmente ed indissolubilmente ne continuerà a far parte.

Mino è stato grande protagonista della sua vita, della mia e di tante altre persone, fino a prima di salutarci non ha mai mollato ed è lui che ci ha aiutato con il suo modo di essere, affrontare la vita, questo anche prima di iniziare la sua battaglia ed è anche per questo che nasce Il Sole di Mino non solo per ricordarlo ( d’altro canto sarebbe impossibile dimenticarlo ) ma anche per provare a tendere una mano a chi sta vivendo un percorso simile al suo, al nostro.

W la Sicilia … W Carmelo

Mandi Mino

Pubblicato da admin Categoria: lettere No Comments » luglio 2005


LETTERA DA ALE

Erano trascorsi quasi tre anni da che Marwin, laureando non proprio modello in quanto a continuità e rispetto di scadenze, spesso sedotto da nottate goliardiche e domeniche di amici, vele e mare; trascorse in ricercati ambienti reconditi e ventilati, in un tentativo d’estraniazione da cementi e marmitte, (…) si trovò catapultato e completamente coinvolto in quella sua battaglia.

Territorio di guerra: tra pareti di carne umana, su mappe di organi vitali, tra l’esercito di cinici e sprezzanti globuli maligni; capitanati da un inferocito sarcoma, che mai guardava in faccia i destinatari dei suoi colpi mortali, (…) e leucociti sfiniti e spaventati in difesa del loro placido e festoso territorio; (…) Marwin stesso, che non aveva esitato a sacrificare la sua libertà e i suoi affetti divenuti pegni, in grintose battaglie di mesi, vissute in linea di confine, tra perimetri brevi di reparti oncologici d’ospedale, per riprendere il controllo di quei suoi terreni indispensabili di fegato e milza, di polmoni e midollo …

Così comincia il libro di Mino, come un coltello che trafigge più a fondo lo stomaco e il cuore ogni volta che ho il coraggio di prenderlo in mano per rileggerlo.

Non è successo tante volte ma ovviamente la prima la ricordo bene, ricordo lo sguardo di Mino mentre era in attesa di un giudizio critico e da amico, dopo che me lo aveva dato da leggere, quattro anni fa. Ero confuso, non sapevo bene cosa dirgli, ma sapevo che avrebbe tenuto molto in considerazione ogni singola parola che avrei pronunciato.

Purtroppo però era una storia che non potevo proprio accettare, che non volevo accettare e in cui mancavano un sacco di approfondimenti, un sacco di spiegazioni un sacco di parole che invece non aveva scritto. Mancava un finale diverso, un finale da raccontare con un bicchiere in mano in un locale rumoroso.

“bella storia… ma manca qualcosa, mancano delle parti… degli approfondimenti, altre immagini, servono ancora molte immagini… devi lavorarci un po’ su …… il finale è troppo veloce…”

Si insomma… bisognava dirlo che si trattava di un puro evento di fantasia…… che non stava capitando veramente, che non stava capitando proprio a Mino….. era importante, la sua fantasia stava correndo un po’ troppo, era caduto nel tragico…, al giorno d’oggi le tragedie vanno un po’ troppo di moda… basta…. manca un eroe!,… quello del libro non mi piace.

Ma non mancava un eroe, l’eroe c’era ed era li, ma io non lo vedevo. Le immagini che mancavano nel libro, erano quelle che avrebbero dovuto ripetersi negli anni a centinaia, a migliaia, immagini di vita in comune, immagini da raccontare con un bicchiere in mano…. Per il finale poi c’era ancora tempo. Già, il finale.

Il finale arriva soltanto alla fine, altrimenti non si chiamerebbe così no? Bene perché quello che ha trasformato Marwin in eroe non è il finale ma tutto quello che è riuscito a dire e a fare… nei successivi quattro anni dalla prima stesura di quel libro. Quattro anni di vita, di vita vera, difficile e avvilente, straordinaria e preziosa, vita di amori, di amici, di lavoro, di “serate goliardiche in locali fumosi”, vita vera.

Quello che non c’era scritto nel suo libro era quello che dovevamo ancora vivere in questi quattro brevissimi e lunghissimi e bellissimi anni, quello che avevo paura di non poter vivere e che invece ho, abbiamo vissuto e la mia imbarazzata recensione del tempo, non era che il frutto di ciò che desideravo e tutto ciò che non potevo ancora capire e accettare.

Non l’ho accettato, non ci riuscirò mai, ma ho un sacco di ricordi da trattenere, vissuti veramente.

Pubblicato da admin Categoria: lettere No Comments » aprile 2005